REFERENDUM!

di ForumAlternativo

 

Una riforma fiscale da respingere. Bisogna fermare il modello economico basato sulla povertà di molti e il privilegio di pochi.

Il Ticino si trova attualmente in una situazione segnata dal deterioramento delle condizioni di lavoro, dalla diffusione della povertà e del precariato.

Invece di affrontare seriamente queste problematiche, il Governo ripropone le insensate politiche di sgravi fiscali a favore dei grandi patrimoni e delle società che conseguono utili. Se si osservano con la giusta attenzione i dati che riguardano la situazione sociale del cantone, non si può che definirla una vera e propria emergenza. In sette sezioni economiche i salari stanno diminuendo da anni, la disoccupazione secondo i criteri ILO tocca quota 13'000 persone e siamo la regione della Svizzera dove il fenomeno della sottoccupazione è più allarmante, con 20'000 persone che vorrebbero lavorare di più ma non ne hanno la possibilità. Inoltre, in Ticino ci sono 8'000 beneficiari di prestazioni assistenziali, un numero raddoppiato dal 2011. Nel nostro cantone la povertà tocca il 17% della popolazione, contro il 7% nella media nazionale, mentre oltre il 30% è a rischio di povertà.

 

In questo drammatico contesto, la proposta di defiscalizzazione portata avanti dal Consiglio di Stato, la prima di una serie di pacchetti, dimostra quanto il Palazzo non sappia leggere la realtà evidenziando la distanza siderale tra questa politica e i problemi quotidiani della popolazione. Non possono essere banalizzate le conseguenze degli sgravi ai ricchi. Le misure previste significano sottrarre allo Stato ulteriori risorse. Numerose famiglie hanno già pagato nel corso degli ultimi anni i conseguenti tagli nel sociale. Questa riforma fiscale provocherà perdite al Cantone per 30 milioni e ai Comuni per 20 milioni. Se si osserva cosa è accaduto nei cantoni che hanno insistito con simili politiche, ci rendiamo conto che il risultato è deleterio. A Lucerna, ad esempio, dopo gli sgravi ai grandi patrimoni si è arrivati a dover sopprimere una settimana di corsi nelle scuole. Addirittura si è reso necessario chiedere la restituzione di alcuni mesi di sussidi di cassa malati a coloro che ne avevano bisogno! Con le politiche neoliberiste si sono provocati dei drammi. Quanto proposto dal Consiglio di Stato ticinese non farà che acuire i problemi del nostro Cantone.

 

Si tratta inoltre di proposte dissennate anche dal punto di vista economico. Le misure di defiscalizzazione annunciate favoriscono unicamente le persone giuridiche che fanno utili ma non le altre. Si crea così una doppia velocità all’interno del mondo delle imprese. Inoltre, risulta evidente che tutto il denaro risparmiato grazie agli sgravi non verrà reinvestito nel circuito produttivo da parte delle aziende o dei grandi milionari ma sarà spostato sui mercati finanziari e speculativi. Per il tessuto economico locale non c’è nessun tipo di vantaggio. Basare una riforma di tale portata sul fatto che ci sarebbero un paio di famiglie di milionari che teoricamente minacciano di andarsene non è accettabile. Anzi, risulta disonesto sostenere che queste famiglie si stabiliscono in Ticino esclusivamente per ragioni fiscali. Ci sono tutta una serie di condizioni quadro che favoriscono l’arrivo di benestanti. Far credere che sia solo la leva fiscale significa non avere fiducia verso il territorio e verso il potenziale di questo cantone. La riforma fiscale è da rispedire al mittente senza esitare. Anche perché ne arriverebbero altre dello stesso tenore. Si vogliono così reiterare politiche che hanno portato il Ticino ai livelli attuali di emergenza sociale. Politiche che significano concentrazione della ricchezza in mano a pochi e aumento delle diseguaglianze all’interno della società. La defiscalizzazione conduce sempre a questi risultati. Oggi è necessario un cambio di direzione. Per questo sosteniamo con convinzione il referendum contro delle misure che sono l’ennesimo tassello del neoliberismo sperimentato dal Ticino in questi anni.

 

Il tentativo di accompagnare i 50 milioni di regali ai ricchi con qualche accorgimento e travaso di fondi già esistenti a favore del “sociale”, non compensa certamente l’entità del disastro che ci aspetterebbe. Se ci fosse in Ticino una reale politica a sostegno dei salari e una vera attenzione al potere d’acquisto della popolazione, se ne trarrebbero benefici anche dal punto di vista fiscale. Migliori salari comportano maggiore spesa legata al territorio e dunque maggior gettito fiscale.